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Alterazione dei cicli geologici del Parco

Nelle aree dove sono stati eseguiti i lavori del Parco della storia dell’uomo sono tre le criticità riscontrate in merito alla conservazione dei cicli geologici e delle superfici rocciose esposte, espressamente tutelate dalle norme del Parco della Murgia Materana, tra cui quella espressamente dedicata presente nell’Allegato C - Norme di gestione del Piano del Parco:
Art. 3 - Divieti
Nel territorio del Parco sono vietati:
f) l’introduzione e l’impiego di qualsiasi mezzo atto a sopprimere o alterare i cicli geologici.

La prima criticità riguarda la roccia esposta, la seconda la roccia denudata e la terza il materiale di costruzione lapideo introdotto in fase di esecuzione dei lavori.

1. Roccia esposta

La superficie rocciosa presente a Murgia Timone è costituita da rocce calcarenitiche riferibili alla Formazione della Calcarenite di Gravina, una roccia sedimentaria carbonatica, lito-clastica.
Si tratta di una roccia tenera e porosa che, se non fratturata, è sostanzialmente impermeabile.

Le porzioni di questa roccia presenti a Murgia Timone, già esposte ante lavori, presentano in superficie una tipica “crusta” di colore grigiastro. Questa crosta di alterazione si è formata attraverso l’azione combinata di un processo di dissoluzione selettiva del Carbonato di Calcio a opera dell’acqua piovana e a causa dell’evaporazione dell’acqua capillare presente all’interno dei pori della parte superficiale della roccia. La combinazione di questi due fenomeni ha prodotto un generale indurimento della superficiale della Calcarenite. La crosta può raggiungere anche spessori centimetrici e risulta avere una resistenza all’usura molto maggiore rispetto alla roccia madre e svolge un’azione di protezione del substrato roccioso sottostante.

La crosta, che presumibilmente si è formata in migliaia di anni, oltre a impedire che l’azione degli agenti atmosferici degradino il substrato roccioso, favorisce la conservazione di eventuali segni o incisioni che l’uomo può aver prodotto nei secoli sulla sua superficie.

Il movimento dei mezzi meccanici del cantiere su dette superfici, quali bobcat, gru e camion, più volte documentato, ha provocato la sua frantumazione, cosa che favorirà il degrado della roccia sottostante andando a modificare i cicli geologici naturali.
  • Superficie rocciosa esposta Parco della Murgia Materana
  • Superficie rocciosa esposta Parco della Murgia Materana
  • Superficie rocciosa esposta Parco della Murgia Materana
  • Superficie rocciosa esposta Parco della Murgia Materana

2. La roccia denudata

Durante i lavori di scavo archeologico nell’area del Villaggio Neolitico di Murgia Timone, effettuati per l’intervento Preistoria del Parco della storia dell’uomo, sono stati denudati diverse centinaia di metri quadri di superfici rocciose che conservano evidenti i segni impressi dall’uomo che dal neolitico e per tutta l’età del bronzo ha frequentato il sito .

Tali superfici potrebbero essere state ricoperte dal terreno vegetale e dalla cotica erbosa per diversi secoli, questa condizione di seppellimento prolungato, da una parte ha impedito la formazione della crosta di alterazione e dall’altra ha modificato quella esistente già esistente nel momento in cui si producevano i segni.

Il denudamento di queste superfici e la conseguente esposizione agli agenti atmosferici, in pochi mesi ha prodotto lo sgretolamento della parte superficiale della roccia, provocandolo lo sfaldamento e il distacco di parti di essa. Anche questa modalità di scavo ha modificato i normali cicli naturali e geologici della roccia e ha compromesso e comprometterà in parte la lettura futura dei segni archeologici presenti, la cui natura non risulta ancora del tutto chiara agli studiosi.

Va sottolineato che il fenomeno degenerativo osservato era già noto empiricamente perchè già evidenziato negli scavi effettuati recentemente in un altro villaggio trincerato (Trasanello) sempre sulla Murgia Materana.
  • Effetti della superficie rocciosa scoperta - Parco della Murgia Materana
  • Effetti della superficie rocciosa scoperta - Parco della Murgia Materana
  • Effetti della superficie rocciosa scoperta - Parco della Murgia Materana
  • Effetti della superficie rocciosa scoperta - Parco della Murgia Materana
  • Effetti della superficie rocciosa scoperta - Parco della Murgia Materana
  • Effetti della superficie rocciosa scoperta - Parco della Murgia Materana
  • Effetti della superficie rocciosa scoperta - Parco della Murgia Materana
  • Effetti della superficie rocciosa scoperta - Parco della Murgia Materana

3. Il materiale lapideo utilizzato durante i lavori

Altro elemento che arrecherà un’alterazione dei cicli geologici nell’area di intervento del progetto è l’introduzione di materiale stabilizzante (breccia) non confinato, su sentieri, sui piazzali e sulle gradinate realizzate nella fase di esecuzione dei lavori.

Tale materiale alloctono presto verrà dislocato e distribuito nelle aree limitrofe attraverso lo scorrimento delle acque di ruscellamento superficiale e certamente verrà disperso anche nelle gravine a valle, modificando per sempre le caratteristiche della composizione della frazione solida trasportata e depositata dal torrente.

Questo produrrà all’interno del parco la presenza di un materiale litico esogeno che non fa parte dei normali cicli geologici dell’area, andandone ad alterare la sua autenticità e integrità.
  • Breccia e materiale lapideo introdotti nei sentieri
  • Breccia e materiale lapideo introdotti nei sentieri
  • Breccia e materiale lapideo introdotti nei sentieri
  • Breccia e materiale lapideo introdotti nei sentieri
  • Breccia e materiale lapideo introdotti nei sentieri
  • Breccia e materiale lapideo introdotti nei sentieri
  • Breccia e materiale lapideo introdotti nei sentieri
  • Breccia e materiale lapideo introdotti nei sentieri
  • Breccia e materiale lapideo introdotti nei sentieri
  • Breccia e materiale lapideo introdotti nei sentieri
  • Breccia e materiale lapideo introdotti nei sentieri
  • Breccia e materiale lapideo introdotti nei sentieri

Normativa del Parco della Murgia Materana

Le norme sono contenute sia nell’Allegato B - Norme tecniche di attuazione (NTA) che nell’Allegato C - Norme di gestione del Piano del Parco e riguardano:
Art. 5 (NTA) - Zone di riserva integrale
Nella zona a) di “riserva integrale” l’ambiente va conservato e ricostituito nella sua integrità; è prescritta, pertanto, la conservazione e tutela di tutti gli elementi costituenti l’ambiente (geografici, paesaggistici, vegetazionali, faunistici, storico/antropici ecc.). Non è pertanto consentito il pascolo, lo sfruttamento forestale, agricolo e minerario, gli scavi, i sondaggi, terrazzamenti o costruzioni di qualsiasi genere, qualsiasi lavoro che comporti modifiche all’aspetto del terreno e della vegetazione, qualsiasi atto che provochi turbamento alla fauna ed alla flora e/o introduzione di specie estranee di vegetali o di animali. Non è consentita alcuna trasformazione d’uso del suolo e degli eventuali manufatti che vi insistono.
Sono consentiti solo interventi di “mantenimento” e “restauro” delle componenti ambientali ed antropiche, da condurre su esplicita autorizzazione dell’Ente Parco.


Art. 6 (NTA) - Zona di riserva integrale
Nelle zone di “riserva generale” l’ambiente va conservato nei suoi aspetti naturalistici e storico/antropici. Non sono pertanto consentite trasformazioni dell’uso del suolo, quali i disboscamenti, gli spietramenti, l’estendimento degli eventuali coltivi esistenti

Art. 69 (NTA)
Nelle aree a gariga e a pseudosteppa (Thero-Brachypodieti).
E’ vietato il decespugliamento.
E’ vietato lo spietramento e lo sbancamento.
E’ vietata l’aratura.


Art. 3 (Norme di gestione) - Divieti:
Nel territorio del Parco sono vietati:
f) l’introduzione e l’impiego di qualsiasi mezzo atto a sopprimere o alterare i cicli geologici


Art. 7 - Tutela delle bellezze naturali e delle formazioni geologiche e paleontologiche.
E’ vietato manomettere o comunque alterare le cose dichiarate dall’Ente Parco di notevole interesse naturalistico, geologico e paleontologico.

Riferimenti bibliografici

Boenzi, Radina, Ricchetti, & Valduga, 1971
Note illustrative alla Carta Geologica d’Italia-foglio 201 "Matera". Servizio Geologico Italiano , p. 48.

Grassi, 1974
Evoluzione Morfologica dei depositi quaternari in corrispondenza dei versanti vallivi dellla Puglia e della Lucania, con particolare riferimento alla gravina di Matera.

Pomar L. & Tropeano M. (2001)
The Calcarenite di Gravina formation in Matera (Southern Italy): New insights for coarse-grained, largescale, cross-bebbed bodies encased in offshore deposits. AAPG Bull., 85(4), 661-689.

V.Festa, A. Fiore, M. N. Miccoli, L. Spalluto, 2018
Relazioni tra caratteristiche petrografiche e parametri geotecnici nelle rocce tenere carbonatiche in Puglia
In: Sigea, Supplemento n° 4, anno 2018.

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